Distribuzioni congiunte di variabili aleatorie discrete, distribuzioni marginali, indipendenza, varianza e covarianza con proprietà e applicazioni a estrazioni con e senza rimpiazzo.
Consideriamo due variabili aleatorie X e Y, entrambe funzioni indicatrici definite sugli esiti del lancio di un dado:
X=1A={10se esce un numero dispari, ovvero se ω∈A={1,3,5}se esce un numero pari, ovvero se ω∈AC={2,4,6}Y=1B={10se esce uno dei primi tre numeri, ovvero se ω∈B={1,2,3}altrimenti, ovvero se ω∈BC={4,5,6}
Le distribuzioni marginali di X e Y hanno entrambe la stessa distribuzione Bernoulli(1/2):
Nonostante le marginali siano identiche nei due casi seguenti, la distribuzione congiuntaP(X,Y) cambia radicalmente a seconda di come vengono associati X e Y agli esiti.
Lo spazio campionario è Ω={1,2,3,4,5,6}, con ogni elemento equiprobabile con probabilità 61.
Ricordiamo la definizione di probabilità congiunta:
P(X=x,Y=y):=P({ω∈Ω:X(ω)=x e Y(ω)=y})
Essendo IX=IY={0,1}, la distribuzione congiunta si rappresenta come una matrice 2×2. Calcoliamo le quattro probabilità esplicitando, per ogni coppia (x,y), quali elementi di Ω soddisfano entrambe le condizioni:
P(0,0): ω∈/A e ω∈/B, ovvero ω∈AC∩BC={4,6}
P(0,0)=6∣{4,6}∣=62
P(1,0): ω∈A e ω∈/B, ovvero ω∈A∩BC={5}
P(1,0)=6∣{5}∣=61
P(0,1): ω∈/A e ω∈B, ovvero ω∈AC∩B={2}
P(0,1)=6∣{2}∣=61
P(1,1): ω∈A e ω∈B, ovvero ω∈A∩B={1,3}
P(1,1)=6∣{1,3}∣=62
La matrice della distribuzione congiunta è:
Y\X
0
1
PY
0
2/6
1/6
3/6
1
1/6
2/6
3/6
PX
3/6
3/6
1
Le probabilità marginali si recuperano sommando per riga (per PY) o per colonna (per PX), confermando i valori 1/2 calcolati prima.
X e Y sono indipendenti in questo caso? No. Affinché siano indipendenti occorrerebbe P(x,y)=PX(x)⋅PY(y) per ogni coppia. Ma:
P(0,0)=62=21⋅21=41
Quindi X e Ynon sono indipendenti: conoscere l'esito di X fornisce informazioni su Y (entrambe dipendono dallo stesso lancio).
Le due situazioni producono le stesse marginali PX e PY, ma distribuzioni congiunte completamente diverse. Le marginali non determinano la congiunta: è necessario conoscere la struttura di dipendenza tra le variabili.
Calcolare la distribuzione congiunta P(X,Y) (indicando il rispettivo spazio di probabilità) di X e Y dove X è il risultato della prima estrazione e Y quello della seconda (nell'ordine).
Lo spazio campionario Ω~×Ω~ conta 6×6=36 combinazioni possibili (rappresentabili su un piano cartesiano discreto 6×6). Poiché tutti gli eventi sono equiprobabili:
Evidentemente in questo caso la probabilità congiunta non è pari al prodotto delle probabilità marginali:
p(X=i,Y=j)=pX(X=i)pY(Y=j)
Basta considerare per esempio il caso in cui uscirà due volte lo stesso numero: potendo pescare una pallina solo una volta per ciascun numero senza reinserirla, è un evento impossibile:
P(X=i,Y=i)=0=PX(X=i)PY(Y=i)
Lo spazio campionario è ora formato dalle coppie ordinate Ω={(ω1,ω2)} dove:
ω1∈Ω~ (6 possibilità)
ω2∈Ω~∖{ω1} (5 possibilità)
Il numero totale di eventi è 6×5=30. In effetti, l'insieme di tutti quanti gli eventi dell'estrazione originaria, meno quelli con 2 numeri uguali (che sono 6, sulla diagonale), risulta essere 36−6=30.
Poiché tutte le coppie ordinate così costruite sono ancora equiprobabili, si ottiene:
P(i,j)=301(per i=j)
La distribuzione congiunta si può rappresentare in forma tabellare, dove solo gli elementi sulle righe con valori diversi assumono esito di probabilità, e con zeri presenti lungo la diagonale:
La media E[X] indica il "centro" della distribuzione di X, ma non dice nulla su quanto i valori di X siano dispersi attorno a quel centro. Due variabili aleatorie con la stessa media possono essere molto diverse: una che assume sempre valori vicini alla media, e una che oscilla fortemente.
Se X è una variabile aleatoria simmetrica (cioè assume valori simmetrici rispetto allo zero, cioè che x∈I(Ω) implica −x∈I(Ω)) e ha distribuzione simmetrica, cioè che per ogni xi∈I(Ω) vale P(X=xi)=P(X=−xi), allora la media di X è zero:
E[X]=xi∈I(Ω)∑xiP(X=xi)=0
Però questo non ci dice nulla su quanto X si discosta da zero, cioè quanto è "variabile" X.
Perché non usare E[X−E[X]]? Questo valore è sempre zero per costruzione (gli scostamenti positivi e negativi si cancellano). Bisogna quindi usare una misura che non permetta la cancellazione, elevando al quadrato:
σX2=var(X)=E[(X−E[X])2]
Intuitivamente, la varianza misura quanto in media i valori di X si allontanano dalla media. Una varianza piccola indica che i valori sono concentrati attorno alla media; una varianza grande indica che sono molto dispersi.
Nota: Il valore atteso è 0 anche se X=0 sempre. La varianza è 1, che indica che il valore atteso che la variabile si discosti dal suo valore medio è 1.
La covarianza misura il grado e il verso della dipendenza lineare tra due variabili aleatorie X e Y: indica se tendono a variare insieme o in direzioni opposte.
cov(X,Y)=E[(X−E[X])(Y−E[Y])]
L'idea intuitiva è la seguente: si considera il prodotto degli scostamenti di X e Y dalle rispettive medie.
Se X è sopra la sua media e Y è sopra la sua (↑↑), il prodotto è positivo.
Se X è sopra la sua media e Y è sotto la sua (↑↓), il prodotto è negativo.
La media di questi prodotti (la covarianza) sarà quindi:
cov(X,Y)>0: X e Y tendono a muoversi nella stessa direzione (al crescere di X cresce anche Y).
cov(X,Y)<0: X e Y tendono a muoversi in direzioni opposte (al crescere di X decresce Y).
cov(X,Y)=0: X e Y sono incorrelate (non c'è dipendenza lineare tra loro).
Indipendenza implica covarianza nulla: se X⊥Y allora E[XY]=E[X]E[Y], quindi cov(X,Y)=0. Il viceversa non vale in generale: covarianza nulla non implica indipendenza (rileva solo dipendenza lineare).
Data una variabile aleatoria discreta X con dominio D(X)⊂R, e una funzione g:D(X)→R, anche g(X) è una variabile aleatoria discreta. La sua distribuzione di probabilità è:
Pg(g=e)=x:g(x)=e∑PX(x)
Ovvero, per trovare la probabilità che g(X) assuma il valore e, si sommano le probabilità di tutti i valori x della variabile originale che vengono mappati in e dalla funzione g.
Invece di dover calcolare prima la nuova distribuzione Pg per poi computare il valore atteso, è possibile calcolare E[g(X)] direttamente usando la distribuzione di X:
E[g(X)]=i∑giPg(gi)=j∑g(xj)PX(xj)
Si può quindi calcolare il valore atteso applicando g ai valori originali xj e pesandoli con la probabilità originale PX(xj), senza passare esplicitamente per la distribuzione di g(X).