6 / 9

Trasformazione politropica, macchina frigorifera e Carnot con attrito

La trasformazione politropica che unifica le quattro trasformazioni, il rendimento di Carnot, la macchina frigorifera con il suo COP e un ciclo di Carnot reale con attrito.

In questa lezione
  • La trasformazione politropica PVk=costPV^k = \text{cost} che unifica le quattro trasformazioni
  • Il calore molare generico Ck=CV+R1kC_k = C_V + \dfrac{R}{1-k}
  • Ripasso del rendimento di Carnot η=1T1T2\eta = 1 - \dfrac{T_1}{T_2}
  • La macchina frigorifera e il suo coefficiente di prestazione
  • Un ciclo di Carnot reale con attrito

1. La trasformazione politropica

Tutte le trasformazioni viste finora si possono scrivere in un'unica forma, la politropica:

  PVk=costante  \boxed{\;PV^k = \text{costante}\;}

dove l'esponente kk cambia da una trasformazione all'altra. Ricaviamo il calore molare CkC_k associato. Dal primo principio nCVdT=nCkdTPdVnC_V\,dT = nC_k\,dT - P\,dV, cioè PdV=n(CkCV)dTP\,dV = n(C_k - C_V)\,dT; sostituendo P=nRT/VP = nRT/V e integrando, si arriva alla forma PVk=costPV^k = \text{cost} con

  Ck=CV+R1k  \boxed{\;C_k = C_V + \frac{R}{1 - k}\;}

1.1 Le quattro trasformazioni come casi particolari

TrasformazionekkCkC_k
Isobara (PP costante)00CV+R=CPC_V + R = C_P
Isoterma (TT costante)11\infty
Isocora (VV costante)\inftyCVC_V
Adiabatica (Q=0Q = 0)γ\gamma00
Una sola formula per tutte

La politropica è un modo elegante di vedere le quattro trasformazioni come membri di un'unica famiglia, parametrizzata da kk. I valori limite di CkC_k hanno senso fisico: nell'isoterma Ck=C_k = \infty perché si fornisce calore senza variazione di temperatura (servirebbe calore infinito per ogni grado); nell'adiabatica Ck=0C_k = 0 perché non c'è scambio di calore (Q=0Q = 0, e CV+R/(1γ)=0C_V + R/(1-\gamma) = 0 con γ=CP/CV\gamma = C_P/C_V).


2. Ripasso: il rendimento di Carnot

Per una macchina termica, il rendimento è (vedi Trasformazioni termodinamiche, c…)

η=WQass=Qass+QcedQass=1QcedQass\eta = \frac{W}{Q_{ass}} = \frac{Q_{ass} + Q_{ced}}{Q_{ass}} = 1 - \frac{|Q_{ced}|}{Q_{ass}}

Per il ciclo di Carnot (due isoterme a T2T_2 e T1T_1, due adiabatiche), il calore è scambiato solo nelle isoterme:

Qass=QAB=nRT2lnVBVA,Qced=QCD=nRT1lnVDVCQ_{ass} = Q_{AB} = nRT_2\ln\frac{V_B}{V_A}, \qquad Q_{ced} = Q_{CD} = nRT_1\ln\frac{V_D}{V_C}

Le due adiabatiche impongono VBVA=VCVD\dfrac{V_B}{V_A} = \dfrac{V_C}{V_D}, quindi i logaritmi si semplificano e resta la celebre formula:

  ηCarnot=1T1T2  \boxed{\;\eta_{Carnot} = 1 - \frac{T_1}{T_2}\;}

che dipende solo dalle due temperature (in kelvin) ed è il rendimento massimo possibile tra quelle sorgenti.


3. La macchina frigorifera

Percorrendo il ciclo di Carnot al contrario (verso antiorario) si ottiene una macchina frigorifera: si fornisce lavoro dall'esterno (W<0W < 0) per estrarre calore QassQ_{ass} dalla sorgente fredda T1T_1 e cederlo QcedQ_{ced} alla sorgente calda T2T_2. È ciò che fa un frigorifero (sposta calore da dentro, freddo, a fuori, caldo).

T₂ (caldo) T₁ (freddo) Q_ced Q_ass W

L'efficienza di un frigorifero si misura con il coefficiente di prestazione (COP): quanto calore estrae per unità di lavoro speso:

ξ=QassW=QassQass+Qced\xi = \frac{Q_{ass}}{|W|} = \frac{Q_{ass}}{|Q_{ass} + Q_{ced}|}

Per un frigorifero di Carnot, ripetendo i conti con le isoterme e le adiabatiche, si ottiene

  ξCarnot=T1T2T1  \boxed{\;\xi_{Carnot} = \frac{T_1}{T_2 - T_1}\;}
Il COP può superare 1

A differenza del rendimento di una macchina termica (η<1\eta < 1), il COP di un frigorifero può essere maggiore di 1: con poco lavoro si sposta molto calore, soprattutto se T1T_1 e T2T_2 sono vicine. È il principio delle pompe di calore, molto efficienti per riscaldare quando la differenza di temperatura è piccola.


4. Un ciclo di Carnot con attrito (Es. 12.27)

Un ciclo di Carnot (gas monoatomico, CV=32RC_V = \tfrac{3}{2}R, γ=53\gamma = \tfrac{5}{3}) ha VA=101 m3V_A = 10^{-1}\ \text{m}^3, PA=1,013 barP_A = 1{,}013\ \text{bar}, T1=290 KT_1 = 290\ \text{K}. Assorbe Qass=8933 JQ_{ass} = 8933\ \text{J} e produce lavoro W=1930 JW = 1930\ \text{J}. C'è attrito sul pistone (F=500 NF = 500\ \text{N}, area S=103 cm2S = 10^3\ \text{cm}^2). Trovare T2T_2, il numero di moli, i volumi, e il rendimento reale.

Temperatura calda T2T_2. Idealmente η=WQass=1T1T2\eta = \dfrac{W}{Q_{ass}} = 1 - \dfrac{T_1}{T_2}. Risolvendo per T2T_2:

T2=T11WQass=290119308933=2900,784370 KT_2 = \frac{T_1}{1 - \dfrac{W}{Q_{ass}}} = \frac{290}{1 - \dfrac{1930}{8933}} = \frac{290}{0{,}784} \approx 370\ \text{K}

con rendimento ideale η=W/Qass0,22\eta = W/Q_{ass} \approx 0{,}22.

Numero di moli dall'equazione di stato in AA:

n=PAVART1=1,013×1050,18,3142904,2 moln = \frac{P_A V_A}{R T_1} = \frac{1{,}013\times 10^5\cdot 0{,}1}{8{,}314\cdot 290} \approx 4{,}2\ \text{mol}

Volumi. Lungo l'isoterma, Q=W=nRTln(VB/VA)Q = W = nRT\ln(V_B/V_A), da cui si ricava VBV_B invertendo il logaritmo (VB0,05 m3V_B \approx 0{,}05\ \text{m}^3). Lungo l'adiabatica, TVγ1=costT V^{\gamma-1} = \text{cost}VC=VB(T1T2)1/(γ1)0,035 m3V_C = V_B\left(\dfrac{T_1}{T_2}\right)^{1/(\gamma-1)} \approx 0{,}035\ \text{m}^3.

Rendimento reale (con attrito). L'attrito sul pistone dissipa lavoro Watt=2FΔhW_{att} = 2F\,\Delta h, dove Δh=VAVCS0,65 m\Delta h = \dfrac{V_A - V_C}{S} \approx 0{,}65\ \text{m} è la corsa del pistone, e il fattore 2 tiene conto dell'andata e ritorno:

Watt=2FΔh653 JW_{att} = 2F\,\Delta h \approx 653\ \text{J}

Il lavoro utile è quello ideale meno quello perso per attrito, quindi il rendimento reale è

ηreale=WWattQass=193065389330,14\eta_{reale} = \frac{W - W_{att}}{Q_{ass}} = \frac{1930 - 653}{8933} \approx 0{,}14

cioè circa il 66% del rendimento ideale (ηreale0,66ηideale\eta_{reale} \approx 0{,}66\,\eta_{ideale}). L'attrito non sparisce: riduce concretamente la frazione di calore convertita in lavoro utile.

Numeri della lavagna

Questa lavagna è in parte cancellata e alcuni valori intermedi sono arrotondati o poco leggibili (per il rendimento reale compaiono valori tra 0,110{,}11 e 0,140{,}14). Il risultato robusto è qualitativo: l'attrito porta il rendimento a circa due terzi di quello ideale di Carnot.


  • Politropica: PVk=costPV^k = \text{cost} unifica le trasformazioni, con calore molare Ck=CV+R1kC_k = C_V + \dfrac{R}{1-k}.
    • k=0k = 0 isobara (Ck=CPC_k = C_P), k=1k = 1 isoterma (Ck=C_k = \infty), k=k = \infty isocora (Ck=CVC_k = C_V), k=γk = \gamma adiabatica (Ck=0C_k = 0).
  • Rendimento di Carnot: η=1T1T2\eta = 1 - \dfrac{T_1}{T_2} (massimo possibile tra due temperature).
  • Macchina frigorifera: ciclo di Carnot inverso; coefficiente di prestazione ξ=QassW=T1T2T1\xi = \dfrac{Q_{ass}}{|W|} = \dfrac{T_1}{T_2 - T_1} (può superare 1).
  • Attrito: riduce il rendimento, ηreale=WWattQass\eta_{reale} = \dfrac{W - W_{att}}{Q_{ass}}, a una frazione di quello ideale.
Per fissare le idee
  1. Perché nell'isoterma il calore molare CkC_k è infinito e nell'adiabatica è nullo?
  2. Perché il coefficiente di prestazione di un frigorifero può essere maggiore di 1, mentre il rendimento di un motore è sempre minore di 1?
  3. In che senso l'attrito "costa" rendimento in una macchina reale?