Regole di derivazione (potenza, catena, prodotto, quoziente), teoremi di Fermat, Rolle e Lagrange, test di monotonia, regola di Hôpital, simboli di Landau e formula di Taylor e Maclaurin.
La derivata è la pendenza della retta tangente di una funzione ad un certo punto
Quello che vogliamo fare è trovare la pendenza della retta di due punti a, b dove a è il punto in cui vogliamo studiare la pendenza, e b è un punto molto vicino (la cui distanza con a tende a 0).
L'equazione per la pendenza è:
ΔxΔy=b−af(b)−f(a)
I nostri due punti sono (x0,f(x0)) e (x0+h,f(x0+h)) dove h è un numero tendente a 0
Questo è esattamente uguale a trovare il limite tendente a 0 di
Possiamo trovare il valore della derivata ad un certo punto, oppure semplificare la funzione della derivata per poterla usare per qualsiasi punto della funzione originaria.
Nel primo caso sostituiamo x con il valore che vogliamo trovare, e poi risolviamo il limite per trovare il valore
Nel secondo caso, facciamo un esempio:
Troviamo la derivata di f(x)=x2, la funzione per la derivata sarà:
Sia x0∈(a,b) un punto di estremo locale di f:[a,b]→R.
Se f è derivabile in x0, allora f′(x)=0.
L'implicazione al contrario non è valida, è necessaria ma non sufficiente, se la derivata di un punto è 0, allora il punto è un candidato per essere un estremo locale. Se calcoliamo la derivata e la poniamo a 0, troviamo anche l'equazione per i possibili punti di estremo locale. Essi vengono chiamati punti critici o stazionari.
Sia f∈C[a,b] una funzione continua tra a e b, derivabile in (a,b).
Se f(a)=f(b), allora esiste c∈(a,b) tale che f′(c)=0
In pratica, se f(a)=f(b) vuol dire che la funzione sarà andata verso l'alto/basso e poi tornata al punto iniziale, oppure che è una retta. In entrambi i casi, c'è almeno un punto in cui c'è stato un cambio di direzione della funzione (oppure essendo una retta costante, la derivata è 0)
Sia f:(a,b)∈R derivabile, e sia x0∈(a,b) un punto critico in f (possiamo trovarli tramite il teorema di fermat, cioè quando la derivata è 0), allora x0 è:
Un punto di massimo locale se f′(x) in x0 cambia di segno da + a -
Un punto di minimo locale se f′(x) in x0 cambia di segno da - a +
Questa regola ci aiuta a trovare i limiti di certe forme indeterminate, cioè quando accade che durante la sostituzione abbiamo 00 oppure ±∞±∞. Da fare attenzione però che le forme indeterminate 00 sono considerate tali solo se gli 0 sono causati dalla variabile del limite che porta il termine a 0. Per esempio, non è indeterminato limy→0y(1−1)y=0 dato che (1−1)y=0 indifferentemente dal valore di y
Se possiamo fare la derivata di una funzione n volte (derivata della derivata etc...), ed è anche continua, cioè che f∈Cn(a,b) , allora dichiamo che la funzione è derivabile n volte con continuità.
Allora supponendo che f sia n volte derivabile con continuità, cerchiamo un polinomio Tn che fino all'n-esimo termine ha il valore in x0 in comune con tutte le derivate, cioè che:
Se f∈Cn(a,b) e x0∈(a,b), allora esiste un unico polinomio Tn di grado ≤n che ha contatto di ordine n in x0 con f. Questo polinomio si chiama Polinomio di Taylor di ordine n centrato su x0, ed è dato da:
Se x0=0 allora Tn viene chiamato Polinomio di Maclaurin
Ora ci chiediamo, nella approssimazione del polinomio di taylor, quanto vale l'errore? Cioè:
Rn(x)=f(x)−Tn(x)=?
Nel caso n=0, con il teorema di lagrange sappiamo che esiste c tra x e x0 tale che
Nel caso n=1, abbiamo visto che T1(x)=t(x)
Nel caso n>1, abbiamo la Formula di taylor:
Sia f∈C(n+1)(a,b) e sia x0∈(a,b), allora per Rn(x)=f(x)−Tn(x) vale che:
Il resto di Peano ci dice che la velocità del resto tende a 0 per x→x0, mentre il resto di lagrange ci dice quanto è grande il resto